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Il fare scuola è soprattutto un incontro
tra esseri umani, nel reciproco stupore
e nel rispetto dell'opacità di ciascuno.
Le emozioni sono il grimaldello della conoscenza.
E sono strumento fondamentale per vivere
lo spazio costruito tra le persone.
Nella forma storicamente determinata che il pensiero ha assunto in Occidente,
esistono due prospettive di pensiero: la prospettiva del pensare "da
nessun luogo", che è propria dell'osservatore scientifico
ideale, cioè di un osservatore razionale, distaccato, non dipendente
da un particolare contesto o da una qualità determinata, né
influenzato dal genere, dall'età, dalla religione, dall'interesse,
dai valori, ecc: insomma un osservatore che mira all'oggettivazione delle
cose, mantenendo la sua soggettività ben distinta e non coinvolta.
La seconda è la prospettiva del pensiero "situato", che
è propria dell' "attore sociale", il quale invece è
situato biograficamente, culturalmente, socialmente, è contestualizzato
e vive la differenza per genere, età, ecc. Le questioni etiche,
"figurate" nella prima prospettiva, solo nella seconda sono
realmente "vissute".
In questo quadro di riferimento si inserisce il fare scuola, il fare formazione.
Anche per la scuola dobbiamo parlare di una doppia prospettiva, meglio
di una doppia faccia. La prima faccia è quella dell'istituzione
universalizzante, che è propria della scuola della quale parlano
i libri di pedagogia, di didattica, i quadri normativi, le disposizioni
legislative. È la scuola come modello universale, entro il quale
si dispongono astrattamente tutti i riferimenti scientifici e disciplinari
specifici, oltre che i riferimenti istituzionali, burocratici, politici,
giuridici. È la scuola i cui obiettivi di fondo sono la formazione
di un soggetto "moderno" non solo "colto", ma consapevole
di diritti e doveri, cittadino di uno stato democratico. Nel suo funzionamento
sono impliciti e fondanti una forma istituzionale e un modello antropologico:
la forma istituzionale della trasmissione di un sapere diviso in "discipline"
con gerarchie organizzate e il modello antropologico di un individuo integrato
e coeso. Quando parliamo di norme legislative o di doveri etici o deontologici
degli operatori, o di saperi professionali accumulati, il riferimento
è a questa faccia della scuola: la stessa norma, lo stesso dovere,
lo stesso sapere devono valere a Milano e a Palermo, a Londra e a Madrid.
In questa faccia della scuola il pensiero è "da nessun luogo".
(continua)
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