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intrecciate con il pensiero razionale. Non
solo questo non si attiva se non ha ganci emotivi, cioè se non
ha motivazioni; ma senza di quelli è un motore privo di direzioni,
perché le emozioni orientano.
Lo spazio-tra possiede un potere generativo; esso è, in termini
di conoscenza, un ambiente ricco e più capace dello spazio-in (teriore)
di produrre risultati, effetti positivi. Nello spazio-tra, regina, non
assoluta ma egemone, è la parola, di cui è noto il potere
generativo, in quanto molto di quello che gli individui sono è
frutto in qualche modo di costruzioni verbali.
Nello spazio-tra vi sono alcune parole speciali. Una è l'autobiografia:
ci raccontiamo continuamente nello spazio-tra, nella rete dei racconti
degli altri; sostanzialmente la nostra stessa esistenza è un racconto
reciproco e continuo nella rete dei racconti simultanei, in cui ciascuno
racconta se stesso agli altri e gli altri di fronte a se stesso. In questo
stesso momento io mi racconto nella rete di narrazioni in cui siete presenti
anche voi, con i vostri racconti.
Racconto la verità su di me? Ecco, qui, per rispondere vorrei dire
che la verità su di me è inattingibile, in effetti dico
che la verità su di me - e su voi tutti - è possibile, a patto
di intenderla come costruzione continua, poiché tra la parola e
la vita v'è uno scollamento originario, che l'auto-riflessività
dello spazio-tra tende a ridurre e nello sforzo di riduzione sposta continuamente,
ma non elimina. Lo spazio-in(teriore) gode di questa riflessività,
ne utilizza i risultati e spesso, illusoriamente, ne pretende l'autorialità,
l'esclusivo possesso, l'originalità. Illusoriamente, perché
l'autocoscienza si produce nello spazio-tra, prima di spostarsi e riprodursi
nello spazio-in.
Un'ultima considerazione, forse più che altro un appello. Alla
fondazione del pensiero greco, dunque della cultura occidentale c'è,
il thaumazein, il sentimento della meraviglia: rileggendo Platone o Aristotele
si rimane colpiti dal fatto che la conoscenza e il sapere nascono per
il sentimento della meraviglia che le cose sono, che il mondo è.
Ma vi invito a guardare anche un altro sorprendente thaumazein, più
elementare e generalizzato, quello del neonato, che si colma di meraviglia
fisica per ogni cosa nuova che gli capita a tiro. C'è di più.
Quando scorge un volto umano davanti a sé egli aggiunge a quella
un altro portento: sorride. Io penso che possiamo apprendere dai grandi
della nostra storia culturale, i filosofi greci, e contemporaneamente
dai più piccoli tra di noi, i neonati: il thaumazein inteso come
sorriso - teorico e pratico - verso l'altro continua a essere una risorsa
fondamentale dell'umanità. E un bisogno, per difendersi dalla minaccia
di imbarbarimento, che è uno degli orizzonti possibili del nostro
futuro.
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