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Paola Rodari. Gli exhibit come strumento educativo.

> Trasmettere un metodo di lavoro: compito anche questo della scuola, ma scopo anche dei musei e delle mostre che si rifanno all'idea di "hands-on", cioè della sperimentazione diretta dei fenomeni scientifici attraverso gli exhibit, apparati progettati a questo scopo.

> Motivare alla conoscenza: obiettivo primario dei contesti di educazione informale, dove, come abbiamo detto, non si vuole tanto trasmettere un insieme finito di nozioni, quanto creare le premesse per un interesse futuro.

Concentriamoci sull'exhibit. Si tratta di uno strumento comunicativo ideato da Frank Oppenheimer, il fisico fondatore dell'Exploratorium di San Francisco, padre di tutti i musei "hands-on". Interagendo con l'exhibit, nel libero fare e osservare, si scopre il piacere della ricerca, e vengono stimolati processi cognitivi di integrazione della nuova esperienza con le passate. Negli ultimi trent'anni si sono compiute molte riflessioni su quali debbano essere le caratteristiche di un exhibit perché sia educativamente efficace.

Un buon exhibit: deve sorprendere, stimolare emotivamente; deve rendere l'utente protagonista dell'azione, quindi non essere troppo al di sopra delle possibilità di comprensione dello spettatore; deve richiedere il minimo possibile di spiegazioni e istruzioni verbali; deve richiedere un tempo di interazione non troppo lungo; deve offrire un uso sufficientemente variato (non deve, cioè, essere "push-button" con solo un bottone da premere e un solo fenomeno da vedere); deve permettere diversi livelli di lettura, perché un pubblico di età e comprensione diversa possa comunque trovarlo interessante; non deve contenere "scatole nere", cioè apparati che non fanno capire come vengono prodotti gli effetti.

Sono molto efficaci tutti gli exhibit che permettono l'interazione tra più utenti. La socializzazione, e il rapporto tra pari, favoriscono e motivano enormemente l'apprendere: è questa senz'altro la filosofia di Scienza under 18 e la ragione del suo grande successo.

Se gli exhibit devono rendere l'utente protagonista dell'apprendimento, è chiaro che l'eventuale animatore non deve "spiegarli", impedendo il prodursi autonomo della comprensione; deve piuttosto sollecitarla, con domande, con indicazioni su cosa osservare e come, con il dialogo: l'animatore deve essere più un pilot (un "pilota"), come viene chiamato nei musei anglosassoni.

 

 

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