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Numerosi science centre, sul modello dell'Exploratorium,
sono sorti negli Stati Uniti e in Europa. Diversi musei della prima generazione
hanno dedicato nuovi spazi all'esposizione di exhibit hands on. In Europa
si possono ricordare il Museo de la Ciencia di Barcellona (1981), la Gite
des Sciences et de l'Industrie di Parigi (1986) e il New Metropolis Science
& Technology di Amsterdam (1997).
Negli anni novanta si è verificata una revisione dei criteri espositivi
degli science centre. Sono nati gli science centre di seconda generazione,
come The Technology Museum of Innovation di San José e Wellcome
Wing di Londra, dove la dimensione informativa prevale su quella educativa
e formativa in senso tradizionale e l'esperienza offerta al visitatore
ha un carattere multidimensionale.
La tipologia dello science centre ha riscosso fin dalle origini un grande
successo, ma da alcuni anni sta vivendo una crisi in quanto non riesce
a dare risposte adeguate all'evoluzione dei concetti di apprendimento,
divulgazione scientifica e pubblica comprensione della scienza. Gli exhibit
sono isolati e decontestualizzati dal sapere scientifico, prevale una
comunicazione di principi e risultati piuttosto che del metodo scientifico
e dei processi di ricerca. L'exhibit diventa un oggetto fine a se stesso
piuttosto che uno spunto di riflessione e dibattito.
Studi nel settore suggeriscono, come possibili strategie per ovviare ai
limiti degli science centre, l'esposizione di oggetti e strumenti scientifici
d'epoca in funzione non strettamente conservativa; la contestualizzazione
degli allestimenti; l'utilizzo creativo di nuove tecnologie.
La prima configurazione della Città della Scienza di Napoli è
stata inaugurata nell'ottobre del 1996, e costituisce il primo science
centre permanente realizzato in Italia.
Il progetto preliminare per il museo ha portato a definire un percorso
organico, un ideale filo narrativo sul quale articolare, sotto il profilo
sia architettonico che tematico, l'allestimento delle sette sezioni espositive
permanenti.
È stato concepito il tecnonastro, una grande struttura di tubi
di acciaio con pannellature in acrilico colato che fa da riferimento e
guida per orientare il visitatore attraverso le sezioni espositive.
Nelle teche, oltre a exhibit interattivi di piccole dimensioni, sono collocati
strumenti scientifici d'epoca, postazioni multimediali e visori per osservare
immagini. Grande spazio è dato alla produzione artistica (continua)
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