studenti/visitatori, indirizzandoli verso
gli elementi fondamentali del fenomeno; dą qualche spiegazione "di
primo Livello".
Gli elementi fondamentali del fenomeno sperimentato in un exhibit possono
essere affrontati ciascuno da un altro exhibit, per arrivare a
una migliore comprensione. Questo permette di costruire un percorso che
lega fenomeni diversi.
Alla fine della sequenza un altro fenomeno o un altro oggetto di partenza
dą il via a un'altra sequenza.
In questo contesto il termine "fenomeno" va inteso nel senso,
esteso, di "qualcosa che accade": può essere l'apparire
di ombre colorate, il crescere di un vaso al tornio, la realizzazione
di un foglio di carta, l'assorbimento degli infrarossi emessi da un fornelletto
elettrico.
La stessa modalità di esplorazione può essere usata anche
con un apparato che diventa, in un certo senso, attivo. L'animatore propone
agli studenti di indicare essi stessi le parti dell'oggetto, la loro funzione,
altri oggetti simili a quello indagato, i fenomeni che sono alla base
del suo funzionamento.
Le esperienze mirano a ottenere anche un effetto emotivo, per esempio
la sorpresa per un effetto inaspettato o il piacere di costruire qualcosa.
Attivare le emozioni delle persone permette di ottenere una comprensione
migliore e un ricordo più duraturo.
L'animatore è un facilitatore, non un insegnante tradizionale:
non fa lezione.
Nell'attività usuale non espone nessun concetto che non possa essere
esplorato con una attività sperimentale o osservativa. Un approfondimento
non esplorabile può derivare da una domanda che si vede essere
condivisa dalla maggior parte delle persone presenti.
In ogni caso la risposta non deve essere sproporzionata né come
lunghezza né come approfondimento. Se accade che una questione
è posta spesso è evidente che bisognerà realizzare
un nuovo exhibit che la esplori.
L'animatore può rendersi conto degli "inciampi" della
animazione, cioè di quelle cose che gli studenti non capiscono
nonostante
(continua)