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A Su18 le classi espositrici possono scegliere tra quattro sezioni che rappresentano contesti comunicativi diversi.
> La sezione mostre scientifiche, nella quale gli studenti presentano progetti organizzati come exhibit, ovvero progetti che propongono
esperimenti, macchine e manufatti... che per mettono un'interazione diretta e immediata tra
gli studenti espositori e gli studenti visitatori.
> La sezione multimediale, nella quale gli studenti presentano ipertesti, diapositive, filmati,audiovisivi...
> Il simposio, che si configura come un vero e proprio convegno scientifico con un moderatore (studente), dei relatori (studenti) e un auditorio formato da studenti, docenti e pubblico informale. Il simposio prevede anche la partecipazione di un autorevole rappresentante del mondo scientifico che ha il compito di tenere una invited lecture e di restituire agli studenti la propria autobiografia scientifica.
> La sezione eventi scientifici, in cui gli studenti presentano progetti di rete tra scuole ed enti scientifici o realizzati in collaborazione con il mondo della ricerca scientifica e dell'industria.
Possiamo affermare che Su18 offre ai docenti e agli studenti dei nuovi contesti comunicativi, intendendo con G. Bateson per contesto comunicativo "un sistema entro cui avvengono un insieme di eventi nel gioco libero dei vincoli e delle possibilitą" [1].
Infatti Sul8 rompe le categorie formale/informale utilizzate dagli specialisti per descrivere i modi di educare alla scienza.
Sono considerate formali le tecniche e le metodologie utilizzate nei contesti scolastici nei quali si insegna scienza (pensiamo per esempio e purtroppo alle aule, ma anche ai laboratori scientifici); al contrario le tecniche informali sono quelle utilizzate nei contesti, esterni alla scuola, adibiti comunque all'educazione scientifica (ad esempio i musei scientifici).
Numerose ricerche hanno messo in evidenza che
un'educazione scientifica informale può essere descritta dai seguenti
parametri: è volontaria, casuale, non strutturata, non sequenziale,
non valutata né certificata, guidata da chi apprende, a volte cooperativa,
con risultati non previsti.
Le caratteristiche dell'educazione scientifica proposta nei musei, più
o meno interattivi, sono analizzati in profondità negli interventi
di Pasquale Tucci (storico della scienza), Luigi Cerri (Città
della Scienza di Napoli), Enrico Miotto (laboratori interattivi del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano)
e Paola Rodari (progettista di exhibit in vari musei).
Di contro un'educazione scientifica formale può essere descritta
dai seguenti parametri: è obbligatoria, strutturata, sequenziale,
valutata e certificata, delimitata, guidata da chi insegna, basata sulla
classe e sul tipo di scuola, programmata, istituzionalizzata, con pochi
risultati non previsti.
L'osservazione diretta di ciò che avviene a Su18, ampiamente documentata
nella sezione esperienze dai diversi punti di vista, ci induce ad affermare
che il contesto comunicativo proposto permette di spezzare gli schemi
e i meccanismi tipici dell'educazione scientifica formale.
In primo luogo, mentre normalmente in aula l'apprendimento degli studenti
è funzionale a rispondere bene alle domande degli insegnanti,
a Sul18 si instaura un meccanismo circolare tra comunicazione e apprendimento
in grado di produrre nuovo apprendimento.
In secondo luogo gli studenti, mentre comunicano a Su18, imparano a parlare
di scienza, a dialogare con i grandi e con i piccoli, a rettificare la
comunicazione, a utilizzare un linguaggio semplice quando parlano con
i piccoli e più complesso quando parlano con i grandi o con gli
esperti. Imparano le tecniche per incuriosire gli altri e la fatica di
una performance che dura molte ore. Imparano ad aggiustare in tempo reale
apparecchiature che non funzionano e a rispondere alle domande. Fanno
nuove amicizie, lavorano assieme agli altri compagni sullo stesso progetto, si arrabbiano, si esaltano, si deprimono... In sintesi, possiamo affermare che la partecipazione a
Su18 comporta negli allievi:
> lo sviluppo di competenze comunicative (su questo punto è interessante
l'intervento di Critstìna D'Addato, ricercatrice dello IULM);
> lo sviluppo di competenze dinamiche: lo spirito d'iniziativa, la capacità
d'organizzazione, il pensiero autonomo, la capacità di risolvere problemi,
di effettuare scelte, di relazionarsi, di lavorare con gli altri...;
> lo sviluppo della motivazione intrinseca; > il potenziamento dell'apprendimento.
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[1] G. Bateson Verso un'ecologia della mente
Adelphi, Milano 1995

Un cammino di cento miglia comincia dal primo passo.
(Ching)

Nessun vero problema ha una vera soluzione.
(Smith)
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