Quando si parla dì laboratorio si pensa
in genere a un universo omogeneo, compatto, "buono" dentro cui
si insegna un insieme di pratiche standardizzate (il metodo scientifico)
che portano inevitabilmente al successo formativo. Il che semplicemente
non è vero. Comunque la questione del metodo è solo una
delle dimensioni che caratterizzano il discorso sul laboratorio.
A me sembra, infatti, che occorra fare uno sforzo per considerare il laboratorio
come un sistema complesso che ha almeno tre dimensioni:
- una epistemologica/culturale rappresentata dall'oggetto culturale
(ossia che cosa si insegna in Laboratorio), dalla metodologia didattica
(ossia come sì insegna in laboratorio) e dai linguaggi (ossia quali
supporti si usano per insegnare);
- una strutturale/materiale rappresentata dall'ambiente (inteso come spazio
fisico), dai materiali /strumenti/attrezzature che si utilizzano e dall'organizzazione
che si mette in atto in laboratorio (rapporto docenti/discenti, orari...);
- una emotiva/relazionale rappresentata dai miti/riti che avvengono
nei laboratori (per esempio: si utilizzano i camici? Chi prepara i materiali?
Chi mette via?), dalle regole, dai vincoli, dai tempi, dalle aspettative,
dagli attori che vi agiscono (docenti, assistenti, esperti, allievi...!
e dalle relazioni che essi instaurano tra loro. Su quest'ultimo aspetto
proponiamo un saggio dell'antropologo Paolo Apolito (da pag. 77).
Sarebbe
quindi importante, a mio avviso, approfondire la riflessione sulle varie
dimensioni viste sopra e sulle loro relazioni.
La metodologia è una dimensione fondamentale dei tavoli della didattica
delle scienze.
La metodologia didattica dell'insegnamento per Laboratori è stata
messa a fuoco e analizzata nei nostri seminari da vari punti di vista.
Rispetto a questo punto, l'osservazione di ciò che succede a Su18
ci ha permesso di verificare che oggi esistono diversi modelli di didattica
delle scienze basate sul laboratorio.
Tali modelli spesso convivono non solo all'interno
della stessa scuola, ma anche all'interno dello stesso docente. Possiamo
affermare che tali modelli di didattica formano un continuum che ha, agli
estremi, due modalità: una che chiameremo addestrativa e l'altra
che chiameremo costruttiva.
La didattica addestrativa
Si pratica una didattica addestrativa quando, per fondare concetti e competenze,
l'insegnante predispone un'esperienza di laboratorio molto strutturata.
Spesso l'esperienza prevede tutte le fasi canoniche del metodo scientifico:
problema, ipotesi, materiali, fasi di lavoro, osservazioni, disegni esplicativi
e conclusioni (con eventuali generalizzazioni).
In questo tipo di esercitazione l'insegnante guida gli allievi alla riscoperta
delle leggi naturali lungo un percorso che, seppure molto ricco di im-prevedibilità,
è ben delineato in partenza. È questa la didattica sperimentale
della scienza oggi più diffusa in Italia e, come rileva A. Giordan,
"nella maggior parte degli Stati Uniti, dell'Europa e dei paesi in
via di sviluppo"[2].
La didattica costruttiva
Si pratica invece una didattica costruttiva quando l'insegnante guida
gli allievi lungo un percorso che ha L'obiettivo di lavorare non solo
sulla riscoperta delle leggi, ma anche e soprattutto sul rapporto tra
sapere ingenuo e sapere esperto. I termini sapere ingenuo e sapere esperto
non sono circoscritti alle conoscenze teoriche, ma riguardano anche le
abilità pratiche e quelle sociali. Nella didattica costruttiva
si utilizza la metodologia della didattica per progetti, la quale non
nega il percorso scientifico precedente (problema, ipotesi, verifica...),
ma lo rende più dinamico e imprevedibile: il problema può
essere posto dall'insegnante, ma può venire dagli studenti; materiali
e fasi di lavoro sono proposti, discussi e negoziati; la classe può
seguire percorsi diversi; le soluzioni sono verificate insieme...
La didattica costruttiva introduce dimensioni
che la didattica addestrativa nega o lascia in secondo piano: il percorso
scientifico può seguire un ap proccio razionale e/o affettivo,
induttivo e/o deduttivo, concettuale e/o esperienziale, logico e/o analogico,
introducendo anche possibilità narrative, ludiche, estetiche, storiche,
metaforiche e così di seguito. Come in una qualsivoglia didattica
per progetti cambia il ruolo dell'insegnante che pur rimanendo il garante
del prodotto, si deve mettere in gioco in un percorso di ricerca-azione.